L’intollerante in viaggio

Viaggiare e trascorrere del tempo fuori casa è un vero dramma per chi soffre di intolleranze alimentari, soprattutto se queste sono intolleranze a lieviti, frumento e nichel.

Infatti, il pasto tipico di questi sfortunati prevede:

  1. insalata condita con olio rigorosamente biologico e spremuto a freddo (nichel);
  2. riso bollito con burro o simil risotto con scalogno perchè il soffritto di cipolla è il MALE (nichel);
  3. niente vino o birra, quindi in caso di aperitivi si prenderà dell’acqua frizzante che verrà fatta passare per vodka tonic (lieviti);
  4. niente roba che assomigli vagamente a frumento, farro, kamut grano saraceno (famiglia del frumento) sono permessi solo orzo e cereali dai nomi assurdi e dei quali l’intollerante non aveva mai sentito parlare prima come amaranto e quinoa;
  5. niente roba con lievito dentro e formaggi.

Immaginate allora il povero intollerante seduto in un bar o al ristorante, con il menu in mano che già si prepara al drammatico incontro con il cameriere: “Buongiorno, se fosse possibile vorrei un’insalata condita con olio possibilmente biologico spremuto a freddo senza né dressing, né limone, né aceto

Prendo il filetto, ma mi raccomando, non deve essere assolutamente impanato” fino al: “Vorrei due panini con la mortadella ma senza pane, grazie”.

Quindi se tutto va bene il nostro povero malcapitato si troverà a mangiare un’insalata totalmente scondita ed a correre subito dopo nel più vicino negozio di alimenti biologici, o in mancanza nel più vicino supermercato, per acquistare cinque confezioni di gallette di riso (quelle al mais sono bandite per via del nichel) da sgranocchiare per sopravvivere fino al ritorno a casa.

L’unica speranza del nostro eroe è quella di visitare una grande città, che sia comprensiva nei confronti delle nevrosi dei suoi abitanti e che quindi offra dal punto di vista del cibo tutto quello che un intollerante possa desiderare, come te verde a profusione (il nero non va bene perchè è fermentato quindi: lievito), ristoranti macrobiotici o vegetariani, e banchi di supermercati pieni di macedonie già pronte ma senza zucchero aggiunto.

Se invece non si è così fortunati e la meta del viaggio non è una città alla moda, o una meta di affari, l’unica speranza rimane la scorta di gallette di riso da portarsi dietro…. oppure, ci si arrende semplicemente e, dopo essersi resi conto che si è bevuto il 4° latte macchiato di fila per sopravvivere ai morsi della fame, si crolla e si addenta con gusto una profumatissima pizza al taglio….

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15 thoughts on “L’intollerante in viaggio

  1. la quinoa è un alimento fantastico , almeno per me è cosi l’avessi scoperta prima…
    l’amaranto devo ancora provarlo…

    • Forse l’amaranto è persino meglio della quinoa… è più saporito, ma molto più difficile da trovare!

      In questi giorni vorrei provare a fare un’insalata di riso ed amaranto da portare al lavoro, ma ho difficoltà a trovare qualcosa con cui condirle.

      • ah ecco perchè non l’ho ancora trovato 🙂

        non ci avevo mai pensato prima d’ora :ma metterci frutta nell’isalata di riso freddo? potrebbe essere un idea…

      • trovato l’amaranto allo spaccio equo e solidale di fiducia…viene dall’india e da’ quell’impressione di ‘sporco e terroso’ che si associa facilmente all’india (è pieno di impurita’ e ci aspetta che salti fuori qualche insetto o ragno da un momento all’altro…)
        ho provato a farlo ma il risultato è stato piuttosto ‘strano’…una roba muccilaginosa che non si poteva piu’ scolare…mmmhhh dovevo usare almeno il doppio d’acqua per la cottura…
        tra l’altro i semi sono cosi’ piccoli che si appiccicano come se fossero caricati magneticamente…ogni suggerimento per l’utilizzo e la cottura è benvenuto…:)

      • ‘Ho sempre pensato che se l’amaranto non è comunemente utilizzato in cucina e non compare come ingrediente nelle migliori cucine del mondo, un motivo deve pur esserci e deve anche essere piuttosto valido…’

        E’ ma questo non me l’avevi detto pero’! (>_<)
        comunque l'ho riprovato oggi ed era decisamente meglio di ieri (meno muccillagiono si era sedimentato …)

      • Caro Rob, se puoi mangiare frumento e farro, perchè buttarsi sull’amaranto? 😉
        Cmq scherzi a parte, dal punto di vista nutrizionale è una vera bomba e dovremmo tutti imparare ad inserirlo nella nostra dieta!
        ho trovato anche una ricetta per fare il pop corn di amaranto. Mi sa che domani ci provo!

    • bye the way : si sono per sperimentare su queste cose : ad esempio lo provero’ polverizzato
      nella crema kousmine -dopo averlo ben lavato…- (ho gia’ provato con la quinoa ma obiettivamente quella è molto meglio cotta …) Questi semi di amaranto mi hanno fatto venire
      in mente i semi di papavero …che sono usati un un dolce di tradizione tirolese che amo molto e anche nelle strudel…non avevo mai pensato che ci potrebbero stare bene nella crema kousmine :-9 mmmhh su questi vado sul sicuro …i semi di papavero sono buonissimi… Grazie per il link all ricetario ,me lo guardo per bene (^_^)

    • I pop corn di amaranto (^o^) voglio assolutamente la ricetta!!!! EMhh pero’ visto i precedenti
      con l’amaranto ti mando avanti in esplorazione…(se sono appena mangiabili devi dedicarli un post ad hoc!)

      Quanto al perchè l’amaranto : 1) il farro lo mangio ma non mi piace molto (quello davvero lo preferisco polverizzato) 2)mi piace idealmente la’cosa’ nascosta esotica di nicchia che non conosce nessuno e non mangia nessuno (l’amaranto insomma…:)
      3)la quinoa -come dici anche tu- la trovo fantastica :il gusto è okay ma l’apporto nutritivo
      e la digeribilita’ sono super ! ( la digestione…)
      l’amaranto dai dati che vedo è abbastanza simile alla quinoa
      quanto ad apporto nutritivo , molto meno lineare la cottura…
      4)amaranto è nome cosi’ poetico e suggestivo che vorrei avere anche la pianta (avendo a disposizione un clima adatto)

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