Dog attack, mini square ganaches and a broken heart.

Mi è spesso capitato di cercare qualche segno che mi indicasse che strada seguire.. soprattutto quando, come in questi giorni, onestamente non so assolutamente cosa fare, e che direzione dare alla mia vita…

Forse ho visto troppe volte Serendipity oppure do troppo peso alle teorie di Jung sulla sincronicità… In ogni caso, questo fine settimana il segno del destino si è presentato in tutta la sua maestosa chiarezza..

Già da giorni avevo avuto delle avvisaglie che avevo però erroneamente classificato alla voce semplici sfighe quotidiane: l’orologio automatico che si ferma senza motivo e senza aver subito urti, io che vengo colpita accidentalmente da una martellata sul naso, il paraurti della macchina nuova bello inciso….

Ma non siamo ancora arrivati all’apoteosi… che è stata raggiunta nell’area cani di uno dei più famosi parchi d’Italia sabato pomeriggio verso le ore 16,00.

Mi trovavo lì in compagnia della mia adorata cuccciolotta e di LUI, che, nonostante la pietra tombale poggiatasi sulla nostra storia è stato disponibile ad incontrarmi (e non sono cose che sottovaluto). Abbiamo parlato un po’, scattato un po’ di foto ai nostri cagnolini, quando decidiamo di uscire dall’area recintata.

Ed accade l’imprevedibile. Un cane di grossa taglia ed un pitbull femmina si avvicinano minacciosi alla mia cucciolotta al guinzaglio, che si spaventa e ringhia per difesa.

I due cani  si avventano su di lei ma io riesco a sollevarla (e per poco non la impicco) e la prendo in braccio. Ed allora mi saltano addosso, mentre il proprietario delle due iene e la sua amica, guarda la scena con occhi vacui, chiedendosi cosa stesse accadendo (forse!).

Alla fine interviene ed io mi ritrovo con il vestito a brandelli, la giacca di pelle rigata e la gamba sinistra piena di graffi profondi.

Quello che è successo dopo mi ha mostrato nuovamente i motivi validissimi che mi hanno fatto innamorare di LUI.

Mi ha aiutato, mi ha riaccompagnato a casa nonostante fosse evidente che il nostro incontro gli aveva arrecato del disagio, si è offerto di andare in farmacia a comprare del disinfettante, e mi ha persino accompagnato da Zara per vedere se trovavo un vestito uguale a quello che si era appena lacerato.

Ma la cosa che mi ha riempito il cuore di nostalgia ed affetto è stato trovarlo sotto casa con una scatoletta di mini square ganaches assortite di Guido Gobino, che ha acquistato per consolarmi della brutta esperienza.

Comunque, il segnale del destino è arrivato chiaro e forte. Il messaggio è stato ricevuto.

Quale messaggio? Se siete bravi, indovinate….

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Home made halawa…

Sono sempre stata un maschiaccio.

Da bambina non amavo giocare con le bambole. In realtà adoravo collezionarle, ma giocarci mi ha sempre annoiato moltissimo. Preferivo dedicarmi ad attività più sfrenate, come il nascondino, o la pallavolo, persino il calcio… (con risultati davvero poco soddisfacenti!)

Mi divertivo con il piccolo chimico, che utilizzavo in modo del tutto arbitrario e senza seguire gli esperimenti proposti, oppure mi divertivo a recitare nella parte del Grissom d’avanguardia.

Dopo aver letto “Wilson lo svitato” di Twain sono stata risucchiata nel gorgo delle impronte digitali. Ho assillato i miei per mesi e mi sono fatta regalare un kit giocattolo per la raccolta delle impronte ed ho passato pomeriggi interi ad evidenziare e prelevare ditate su ogni superficie esistente in casa.

Non ho mai portato i capelli lunghi (anche perchè sono sempre andata in piscina), ma avevo un caschettino di capelli castani e lisci.

Nè mi sono mai vestita come tante bambine con vestiti fiorati.. visto che in famiglia si è sempre data maggiore importanza alla comodità. Crescendo, però, ho iniziato ad avere bisogno di sentirmi più femminile… ma al tempo stesso quando cercavo di abbandonare il ruolo del maschiaccio mi sentivo spaesata ed a volte un po’ ridicola (non solo un po’… anzi spesso).

Dopo aver passato varie fasi più o meno altalenanti, ho trovato un mio equilibrio, ed ho parzialmente dismesso il ruolo di rissoso scaricatore di porto nel quale mi sono sempre sentita a mio agio…. (dismesso ma pronto all’azione se necessario!). Una cosa però mi lega ancora al mio passato da maschiaccio: mi piace a volte esagerare in attività che reputo “femminili” e continuo ad avere una grandissima ammirazione per quelle donne che riescono ad esprimere pienamente la loro femminilità senza sforzo apparente e soprattutto senza sentirsi delle ridicole caricature. Spesso, infatti, mi accade di sentire il bisogno di fare la donna soprattutto in momenti come questo, quando mi rendo conto che i miei piani hanno subito un intoppo e devo leccarmi le ferite, coccolandomi un po’.

Anni fa, al cinema, la storia di Caramel mi aveva conquistata. La vita delle donne protagoniste del film, ruotava attorno ad un centro estetico in Libano, nel quale veniva praticata la depilazione secondo la tecnica dell’halawa.

Detta anche sokkar, questa tecnica, che nasce nel mondo arabo, prevede la possibilità di depilare le varie parti del corpo con del caramello lavorato in modo da avere una consistenza solida e gommosa. Si impasta fino a formare una pallina che viene passata prima contropelo e poi strappata nel verso contrario, senza l’utilizzo di strisce o altro.

Sarà che sono stata colpita dalla storia di donne del film, ma questa tecnica mi ha incuriosito… poi l’idea di depilarsi con qualcosa di dolce e volendo anche commestibile, mi è sembrata davvero molto femminile…

E cosa c’è di meglio di regalarsi una depilazione ultra femminile, quando si soffre per amore, e si cerca di fare pace con se stesse?

Le persone che soffrono di intolleranze alimentari come la sottoscritta dovrebbero provare a fare la halawa nei giorni di dieta libera… è infatti troppo forte la tentazione  di assaggiare il composto!

In rete ci sono moltissime ricette e secondo me con le dovute proporzioni sono sicuramente quasi tutte valide.

L’unica divergenza tra quello che ho realizzato e le varie ricette è rappresentato dal colore del caramello. Generalmente nei video il colore che si vede è molto chiaro. Dopo aver fatto svariati esperimento posso affermare con certezza granitica che lo zucchero deve diventare color ambra e non color miele, perchè altrimenti sarebbe troppo liquido e quindi totalmente inutilizzabile.

Invece bisogna seguire il consiglio di far cuocere il caramello a fuoco bassissimo. Infatti, se lo zucchero si brucia tende a vetrificarsi e non serve a niente.

Insomma l’esperimento si è concluso con un quasi successo.

Quasi perchè dopo 2 o 3 strappi la pallina si liquefa a causa del calore del corpo e quindi forse avrei dovuto far rimanere sul fuoco la pozione un po’ più a lungo.

Insomma,  se si ha un po’ di tempo da perdere fare l’halawa è divertente: ci si distrae, e la casa dopo la cottura profuma deliziosamente di zucchero e miele. Io però ho imbrattato ed incollato quasi tutti i piani della cucina… ma per fortuna basta uno straccio con un poco d’acqua e tutto sparisce.

Magari fosse così facile liberarsi di ricordi dolci ma tristi che si attaccano e non vogliono andare via….

😉

shit happens when you’re on a diet…..

Qualche giorno fa, come espressione di gratitudine per gli innumerevoli anni di tesseramento, il proprietario della palestra che frequento mi ha regalato una seduta dal personal trainer.

Scopo della lezione è stato quello di sottopormi ad una serie di test per vedere quale è il mio attuale stato di forma.

Insomma, abbiamo fatto un po’ di tutto, dal test di Cooper a quello per la VO2max, al calcolo dei miei massimali per dorsali gambe e petto (non faccio pesi da secoli).

Sono stata pesata, mi hanno misurato le pulsazioni, e la composizione corporea in massa magra e massa grassa.

Ed è stato proprio dopo aver visto i risultati di quest’ultimo esame, fatto con un macchinario che si chiama bioimpedenzimetro, che ho fatto l’agghiacciante scoperta: ho solo il 14% di massa grassa e praticamente un piede nella fossa.

Di questo strabiliante risultato devo ringraziare la fantastica dieta per le intolleranze alimentari… mi ha risolto parecchi problemi ma a quanto pare me ne sta creando altri…

In particolare il personal ha sentenziato “se te vedo in piscina te piglio a schiaffoni…..” Poi guardando il mio sguardo triste e disperato ha aggiunto: “al limite puoi andare ma solo per un quarto d’ora e non fare più di 40 vasche perchè sennò ci rimani…”, “ah niente corsa, ovvio”….

Questa frase detta ad una nuotatrice compulsiva ha una sua tragicità intrinseca…. insomma, non solo devo limitare le mie libagioni di cioccolato riservandole a pochi giorni a settimana…. ma niente nuoto? Proprio ora che avevo migliorato i tempi sui 100m stile?

Come atto gandhiano di protesta per l’assurdità della vita ho affogato la mia disperazione nei pop corn… il mio intestino, proprio adesso, mi sta mandando dei chiari segnali di apprezzamento… che condividerò con il mio vecchio e buon amico buscopan, cavaliere senza macchia e senza paura…

Oggi sono alla frutta!

Ho seguito il consiglio di Rob ed oggi ho provato un’insalata di riso anomala: condita con una bella dose di frutta….

Diciamo che nella preparazione della pietanza luculliana ho avuto una bella dose di dubbi.

Il primo: quale riso scegliere? e soprattutto, come cuocerlo? Il dilemma è stato risolto a favore del basmati. Ha un buon profumo secondo me… e nelle insalate fa la sua figura.

Onestamente avrei voluto provare la cottura al vapore, ma non me la sono sentita. Già mi vedevo, affamata come una tigre siberiana, ad aspettare 40 minuti per trovare il riso completamente crudo… (come mi è capitato di recente, tra l’altro!).

Scelta la materia prima principale… è arrivato il momento del condimento: ho pensato alle pesche noci, perchè sono un bel frutto estivo, ricco di beta carotene che soprattutto in questo periodo fa comodo… 🙂 e poi, confesso erano l’unica tipologia di frutta presente nel mio frigorifero algido e solitario.

Insomma… ricetta promossa, certo è nulla se paragonato ad un fantastico risotto alla milanese o ai funghi porcini, che sono e rimangono le mie indiscusse specialità (sono una talebana del risotto, lo confesso).

Un aspetto migliorabile però penso di averlo trovato. Le pesche noci sono poco succose e forse non sono adattissime per un’insalata di riso e frutta. Se fosse stagione probabilmente sceglierei le arance…

In questi giorni non mi sono limitata a spignattamenti culinari… ho provato a realizzare una home made halawa… e devo dire che i risultati non sono niente male, anche se devo perfezionarmi!

L’intollerante in viaggio

Viaggiare e trascorrere del tempo fuori casa è un vero dramma per chi soffre di intolleranze alimentari, soprattutto se queste sono intolleranze a lieviti, frumento e nichel.

Infatti, il pasto tipico di questi sfortunati prevede:

  1. insalata condita con olio rigorosamente biologico e spremuto a freddo (nichel);
  2. riso bollito con burro o simil risotto con scalogno perchè il soffritto di cipolla è il MALE (nichel);
  3. niente vino o birra, quindi in caso di aperitivi si prenderà dell’acqua frizzante che verrà fatta passare per vodka tonic (lieviti);
  4. niente roba che assomigli vagamente a frumento, farro, kamut grano saraceno (famiglia del frumento) sono permessi solo orzo e cereali dai nomi assurdi e dei quali l’intollerante non aveva mai sentito parlare prima come amaranto e quinoa;
  5. niente roba con lievito dentro e formaggi.

Immaginate allora il povero intollerante seduto in un bar o al ristorante, con il menu in mano che già si prepara al drammatico incontro con il cameriere: “Buongiorno, se fosse possibile vorrei un’insalata condita con olio possibilmente biologico spremuto a freddo senza né dressing, né limone, né aceto

Prendo il filetto, ma mi raccomando, non deve essere assolutamente impanato” fino al: “Vorrei due panini con la mortadella ma senza pane, grazie”.

Quindi se tutto va bene il nostro povero malcapitato si troverà a mangiare un’insalata totalmente scondita ed a correre subito dopo nel più vicino negozio di alimenti biologici, o in mancanza nel più vicino supermercato, per acquistare cinque confezioni di gallette di riso (quelle al mais sono bandite per via del nichel) da sgranocchiare per sopravvivere fino al ritorno a casa.

L’unica speranza del nostro eroe è quella di visitare una grande città, che sia comprensiva nei confronti delle nevrosi dei suoi abitanti e che quindi offra dal punto di vista del cibo tutto quello che un intollerante possa desiderare, come te verde a profusione (il nero non va bene perchè è fermentato quindi: lievito), ristoranti macrobiotici o vegetariani, e banchi di supermercati pieni di macedonie già pronte ma senza zucchero aggiunto.

Se invece non si è così fortunati e la meta del viaggio non è una città alla moda, o una meta di affari, l’unica speranza rimane la scorta di gallette di riso da portarsi dietro…. oppure, ci si arrende semplicemente e, dopo essersi resi conto che si è bevuto il 4° latte macchiato di fila per sopravvivere ai morsi della fame, si crolla e si addenta con gusto una profumatissima pizza al taglio….

Breakfast at G.K.’s kitchen

Oggi ho potuto sfogare le miei frustrazioni non solo alimentari: colazione con maritozzo con la panna e doppio cappuccino….

Penso proprio che potrei arrivare allo spionaggio industriale per capire come possano riuscire a rendere quella panna così morbida e leggera…

Giuro che non ne ho mai mangiata una così buona. E’ semplicemente perfetta, ed ho deciso che proverò a rifarla anzi, perchè non provarci ora? In fondo ieri ho comprato delle fragole meravigliose… ed un po’ di panna fresca non manca mai nel mio frigorifero (nonostante per il resto assomigli decisamente  al deserto dei tartari… ma d’altra parte, sfido a riempirlo chiunque segua una dieta per le intolleranze alimentari!)

Allora…. le leggende metropolitane per ottenere una buona panna montata prevedono che la stessa debba essere moooolto fredda, quindi ho provato a mettere per un quarto d’ora la confezione nel freezer sperando di non lasciarla troppo tempo a congelarsi e nel frattempo ho lavato le fragole con un pochino di bicarbonato (ovviamente al momento di montarla c’erano già i primi segnali di congelamento imminente!).

Molti sostengono che il bicarbonato sia troppo aggressivo per lavare le fragole. Credo abbiano ragione, ma da vera ipocondriaca allo stadio uno credo che una ammaccatura un po’ più evidente sia preferibile al binomio fragola perfetta e pesticidi.

Alla fine l’esperimento è perfettamente (o quasi!) riuscito.

Ahimé la panna si è montata, anche se non sono riuscita a raggiungere i risultati sperati… ma devo dire che le fragole, che avevo lasciato in frigo con l’aggiunta di un pochino di grappa di fragolino, erano davvero speciali.

E’ bello cucinare, perché anche se si sbaglia, con la ricetta giusta è comunque possibile ottenere qualcosa di buono e sempre migliorabile. Se si monta la panna troppo a lungo si rischia di ottenere burro e non panna montata. Può capitare a tutti, ma si ha la certezza che la prossima volta con un pochino di attenzione e cautela il pastrocchio non dovrebbe ripetersi.

A volte mi piacerebbe che anche per i rapporti con gli altri ci fosse una ricetta da seguire, mentre io spesso mi trovo a fronteggiare disastri veri e propri senza capire cosa ho sbagliato, e senza che nessuno abbia la cortesia di spiegarmi che cosa ho combinato.

Diciamo che non ho ancora imparato a montare la panna della mia vita senza farla diventare burro….

Giorni troppo bui per stare a dieta….

Esattamente un anno e mezzo fa la mia vita è cambiata. A causa di fastidiosissimi problemi di salute, ho seguito il consiglio del mio medico, ed ho fatto il test per le intolleranze alimentari.

Il risultato non mi è proprio piaciuto: per la gran parte della settimana sono costretta ad evitare cibi appartenenti alle “grandi famiglie” dei lieviti, del frumento e del nichel.

A distanza di un anno e mezzo,  devo  proprio dire che il regime dietetico funziona davvero e sono in gran forma (dal punto di vista fisico).

In passato mi sono sempre rifiutata di sottopormi ad esami per le intolleranze alimentari… ho sempre ritenuto che si trattasse di teorie esotiche e poco scientifiche. Sicuramente questa è stata una delle innumerevoli valutazioni sbagliate da me fatte….

Ora mi trovo ad affrontare, in un periodo particolarmente complicato della mia vita delle privazioni dietetiche di un certo peso per quasi tutta la settimana, potendo magiare ciò che voglio solo il mercoledì e sabato sera e l’intera giornata della domenica.

Ci sono giorni in cui si avrebbe voglia di consolarsi mangiando un bel po’ di cioccolata… così come accade quando la persona di cui eri follemente innamorata ti comunica di non volere una relazione seria, e che in ogni caso, preferisce troncare, visto che non sei la prima persona a cui pensa la mattina….

Io invece, da quando ho avuto la triste notizia (perchè il pasto “libero” l’ho stupidamente consumato seduta di fronte a LUI mentre mi comunicava le sue decisioni in merito alla nostra storia) ho dovuto fare colazione con latte di soia senza zucchero né olio di girasole, e orzo soffiato, per passare a pranzo ad una tristissima fettina di carne con olio spremuto a freddo ed insalata.

Inutile dire che sto uscendo proprio fuori di testa.

Giuro che sabato sera ingurgito un’intera torta di mele con gelato… e spero due cose: di dimenticarmi di lui a tempo di record, e che lui si renda conto della stupidata commessa lasciandomi  così….