Midsummer night’s spaghetti

Ieri è stata una giornata decisamente agrodolce…

Dopo una sveglia mattutina all’alba (in realtà si trattava delle 09,30 ma ero andata a letto alle quattro passate, dopo una serata improvvisata ma divertente), mi sono dedicata alla casa… da vera casalinga rassegnata.
La tentazione era dietro l’angolo e si è manifestata con un caldo umido atroce e con l’immagine del mare che appariva calmo ed azzurro dalle mie finestre. Quindi, dimostrando ancora una volta di possedere una forza di volontà praticamente inesistente, ho messo il costume, inforcato la bici e sono andata in spiaggia.

Ovviamente, mentre i miei amici hanno assaltato il take away del ristorante cinese, io mi sono appostata sulla riva in attesa del mini cingolato del venditore ambulante di frutta, ed ottenuta la mia macedonia di albicocche, pesche, melone ed anguria ho subito preso posizione sul lettino.

Dopo varie ore di chiacchiere e pettegolezzi ed una doccia veloce, ho inforcato nuovamente il mio destriero a pedale e sono corsa al centro dove ho appuntamento per mangiare una pizzetta al volo prima del concerto gratuito che avevo in programma di vedere.

Purtroppo sono incappata in un evento infausto… nonostante fossi stata attenta, ed avessi fermato il vestito che indossavo con delle mollette da bucato per evitare imprevisti, un lembo del vestito si è infilato misteriosamente nel freno posteriore della bici. A questo punto, con la gonna completamente lacerata sul sedere, non potevo certamente andare al concerto e così ho dovuto ripiegare mestamente verso casa.

A dire tutta la verità più che mesta ero imbufalita… per il vestito, per il concerto…. insomma una mini tragedia greca, mancava solo il coro a contorno per sottolineare con arguzia gli eventi particolarmente sfigati della mia giornata.

Dopo un’oretta dal mio ritorno a casa ecco la sorpresa: i miei amici hanno abbandonato il concerto prima del tempo e sono arrivati tutti contenti a casa mia. Molti di loro erano praticamente a digiuno ed avevano cercato inutilmente un locale con cucina aperta per mangiare un boccone. Hanno sapientemente fatto leva sul mio innato senso del dovere e sui miei sensi di colpa et voilà, mi sono ritrovata in cucina a preparare una spaghettata d’emergenza.
D’altra parte dare da mangiare agli affamati è caldamente consigliato dal catechismo della Chiesa cattolica se si vuole ottenere la vita eterna e l’ingresso nel Regno di Dio. Io non aspiro a tanto, ma diciamo che al mio karma tengo in maniera particolare… e quindi mi adeguo.

Ovviamente il mio frigo, causa intolleranze alimentari è il deserto dei tartari: una solitaria confezione di latte di soia cerca invano di fare conversazione con 100 gr di bresaola o litiga con il trancio di salmone. La mia dispensa è solo leggermente più fornita del frigo. ci risiedono diversi chili di riso, normalmente vialone nano e basmati, pasta di orzo e di quinoa. I pacchi di pasta non di frumento erano purtroppo già aperti e non sufficienti a sfamare le truppe d’assalto che, intanto, si erano dedicate anima e corpo alla WII e mi hanno abbandonato da sola sul ponte di comando.

Con estrema fatica ho riesumato dalle profondità della dispensa un pacco di spaghetti di frumento ed un barattolo di polpa di pomodoro, probabilmente acquistati nel periodo pre dieta. Dopo essermi accertata che non fossero scaduti… (non vorrei mai ripetere la scena de “il tristo mietitore” dei Monty Python!), mi sono messa a fornelli.

Nonostante il successo della spaghettata (molti degli autoinvitati hanno chiesto il bis) mi sono trovata a riassettare la cucina alle 3 di notte.
Oneri e glorie dell’amicizia, certo.
Ma saranno passati a trovarmi per il piacere della mia compagnia o per fame??
Come disse un esperto in cross examination, non fare domande se la risposta potrebbe non piacerti.